Afghanistan Sguardi e Analisi

Afghanistan Sguardi e Analisi

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Afghanistan: Sguardi e analisi" è un progetto aperto finalizzato a comprendere e discutere le ragioni - e le possibili soluzioni - dei conflitti afghani.

mercoledì 8 maggio 2013

Afghanistan: Documenti ad uso Parlamentare - Assemblea Parlamentare Nato - 58a Sessione annuale

Claudio Bertolotti,Teatro Afghano, Effetti strategici, mediatici e psicologici della triplice offensiva insurrezionale afghana, CeMiss, Osservatorio Strategico, settembre 2012

Senato della Repubblica - Servizio affari internazionali
Camera dei deputati - Servizio rapporti internazionali


XVI legislatura
Assemblea Parlamentare Nato
58a Sessione annuale
Praga, 9-12 novembre 2012


Questo fascicolo è stato predisposto in occasione della Sessione annuale dell'Assemblea parlamentare NATO, svoltosi a Praga dal 9 al 12 novembre 2012.
La documentazione per la Sessione è raccolta in due parti. La prima (“I lavori della Sessione”) contiene informazioni utili relative allo svolgimento dei lavori.
La seconda (“Documentazione”) contiene schede predisposte dagli Uffici del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati nonché dal Ministero degli Affari esteri e della difesa, documenti ufficiali e articoli di stampa in merito ai principali temi in discussione nel corso della Sessione.

INDICE
(Afghanistan)
- Afghanistan, scheda a cura del Ministero degli Affari esteri, novembre 2012
- Accordo sul partenariato e la cooperazione di lungo periodo tra la Repubblica Italiana e la Repubblica islamica dell'Afghanistan.(Ratificato dal Senato il 30 ottobre 2012)
- Claudio Bertolotti,Teatro Afghano, Effetti strategici, mediatici e psicologici della triplice offensiva insurrezionale afghana, CeMiss, Osservatorio Strategico, settembre 2012

lunedì 6 maggio 2013

Diario afghano - Gli eventi di aprile

a cura di Claudio Bertolotti
  • 1 aprile – Il governo Afghano ha espresso la propria preoccupazione in riferimento al “avvio unilaterale del rafforzamento militare delle frontiere da parte del Pakistan” al confine con la provincia afghana di Nangarhar. Una formale protesta da parte di Kabul è stata formulata attraverso il canale diplomatico.
  • 4 aprile – Cina e Russia hanno avviato una consultazione con il Pakistan per discutere sulla sicurezza in Afghanistan in previsione del disimpegno da parte della Coalizione a guida statunitense nel 2014. L’incontro trilaterale è seguito a un’analoga iniziativa che ha visto la partecipazione dei consiglieri alla sicurezza di India, Cina, e Russia (Mosca, 21 febbraio).
  • 7 aprile – Nell’ottica strategica di giocare un ruolo di primo piano nell’Afghanistan post-NATO, la Cina ha riaperto presso l’università di  Kabul il «Confucius Institute» (chiuso per motivi di sicurezza nel 2011), per l’insegnamento della lingua cinese agli studenti afghani.
  • 11 aprile – Il leader dei taliban, mullah Muhammad Omar potrebbe partecipare alla competizione elettorale come candidato alla presidenza della Repubblica islamica dell’Afghanistan; lo ha dichiarato il presidente afghano uscente Hamid Karzai al giornale tedesco Sueddeutsche Zeitung. Anche il partito islamico Hezb-e-Islami di Gulbuddin Hekmatyar potrebbe nominare un proprio candidato; il vice presidente del partito, Ghairat Bahir – ha annunciato TOLO-Tv –, ha fatto parte di una delegazione di quattro dirigenti del movimento riunitisi a Kabul con alcuni rappresentanti politici locali.
  • 16 aprile – Il comandante delle forze statunitensi in Afghanistan, generale Dunford, ha valutato come opportuna la permanenza in Afghanistan di un consistente contingente di truppe anche dopo la data del 2014, al fine di prevenire e contenere l’ondata di violenza che potrà seguire il disimpegno massiccio della Nato.
  • 18 aprile – Kabul e Doha hanno siglato, in occasione della visita del presidente Karzai in Qatar, un accordo per l’apertura dell’ufficio diplomatico dei taliban nella capitale dello stato del Golfo; un ufficio, è stato precisato, destinato esclusivamente al dialogo tra il principale gruppo insurrezionale afghano e gli Stati Uniti, ma non per altre finalità. Dialogo che nell’ultimo anno non ha dato risultati positivi, nonostante il trasferimento in Qatar di un nutrito gruppo di inviati dell’Emirato islamico dei taliban all’inizio del 2012.
  • 18 aprile – India e Cina hanno formalizzato l’avvio del dialogo sulla questione afghana in occasione del primo incontro bilaterale di Beijing. I due importanti attori regionali hanno discusso di cooperazione alla sicurezza e politica di contro-terrorismo in previsione del disimpegno della Nato dalle «combat operation».

venerdì 19 aprile 2013

Afghanistan. Uno Stato 'narcotizzato'?

di Claudio Bertolotti

Primavera 2013. La bella stagione segna l’inizio dell’offensiva insurrezionale e della coltivazione di oppio: due fattori strettamente correlati anche nella provincia di Herat – area di operazioni del contingente italiano –, dove i talebani sono legati da un rapporto di collaborazione-competizione con i “warlord” e i “druglord” locali, e con le molteplici organizzazioni criminali.
Un recente report dell’Onu confermerebbe la correlazione tra la scarsa assistenza all’agricoltura e la coltivazione dell'oppio: i villaggi più 'abbandonati' ne produrrebbero di più rispetto a quelli che avrebbero ricevuto incentivi.

Nel complesso, le province di Farah, Baghdis e Nimroz sono quelle in cui è stato registrato un incremento moderato nella produzione di oppio, mentre un aumento significativo ha caratterizzato la provincia di Herat (area di Shindand).


In sintesi, riporta lo studio dell’Onu, le aree rurali classificate come “meno sicure” hanno una probabilità maggiore di coltivare l’oppio di quelle con migliori condizioni di sicurezza.

Le comunità rurali periferiche, dovendo scegliere tra il debole governo afghano e gli insorti, sulla base dei benefit e delle politiche adottate dall’uno e dagli altri, tenderebbero ad optare per la parte che è davvero in grado di sostenere l’economia locale.

I talebani si sarebbero così avvicinati alla popolazione civile con fine ed efficace azione di convincimento e propaganda, ma anche attraverso delle risposte concrete ai bisogni immediati di comunità ai margini di uno Stato a rischio di fallimento. 

I numeri di questo fronte non secondario del conflitto afghano ci descrivono una situazione molto critica, tanto sul piano della sicurezza quanto su quello del disagio sociale.

L’Afghanistan produce il 90% di tutte le droghe oppiacee al mondo, sebbene sino a tempi recenti non ne fosse un importante consumatore.

Al contempo, in un anno la produzione di eroina è aumentata del 18%, portando da 131.000 a oltre 154.000 gli ettari di terreno agricolo dedicati alla coltivazione del papavero da oppio.

Secondo l'United Nations Office on Drugs and Crime (UNODC), i talebani sarebbero attualmente in grado di ricavare economicamente dalla droga più di quanto non lo fossero durante il regime del loro Emirato islamico negli anni Novanta: un business che garantirebbe all’insurrezione entrate più che necessarie a sostenere una "macchina da guerra" funzionale ed efficace, tanto sul piano militare quanto su quello politico-economico.

Secondo stime della Nato, metà dei fondi a disposizione dell’insurrezione proverrebbe proprio dal narcotraffico.

Oggi l’economia afghana dipende, quasi esclusivamente, da due fonti di reddito: gli aiuti concessi dalla comunità internazionale e il traffico dell’oppio.

Il paese, con una popolazione teorica di 35 milioni di abitanti, presenta un preoccupante livello di tossicodipendenza: oltre un milione di individui – poco meno della metà (40%) sarebbero donne e minori.

Le ragioni di questo fenomeno?

Data l’elevata quantità, l’oppio è un diversivo a buon mercato – meno di cinque euro/grammo (il prezzo dell’oppio grezzo è di poco superiore ai 200 euro al chilogrammo): domanda e offerta si incontrano sostenendosi vicendevolmente.

Se il ministero degli Interni afghano ha dimostrato incapacità nel contrasto del narcotraffico, il collega alla Salute non ha potuto fare di meglio finanziando complessivamente non più di 100 centri di riabilitazione e disintossicazione, per un bacino di utenza di 2500 assistiti e un budget inferiore ai tre euro/anno per ognuno dei soggetti in cura.

E' evidente l’inefficacia dello strumento sanitario, così come è evidente l’assenza di una volontà strategica di limitare produzione e commercio della materia prima.

Senza contare che sul piano dei vantaggi commerciali e dell’investimento in tecnologie e attrezzature per la produzione, il papavero non ha eguali.

Questo avrebbe portato due milioni e mezzo di persone, per lo più contadini con le loro famiglie, a vivere oggi del raccolto di oppio; una condizione destinata a rimanere invariata anche nel 2013.

A poco, o nulla, sono serviti i numerosi tentativi di sostituirlo con altri prodotti agricoli: al fine di limitare la produzione di oppio, nella seconda metà del 2010 sono state distribuite oltre 50 tonnellate di bulbi di zafferano (a cura del Provincial reconstruction team italiano di Herat), destinate alla coltivazione di almeno trenta ettari.

I risultati sono stati tutt’altro che soddisfacenti:

- produzione, lavorazione e mercato dello zafferano non sono stati sviluppati in maniera coordinata;

- l’assenza di specifici processi di trattamento – causa della perdita di colore e profumo dello zafferano – ne ha precluso la vendita all’estero (a fronte di una sostanziale assenza di mercato interno);

- le vie di accesso ai mercati regionali e internazionali sono limitate e di difficile praticabilità;

- gli aiuti economici promessi ai coltivatori afghani sono stati disattesi – convincendo molti di questi a proseguire o a riavviare la coltura dell’oppio.

In sintesi, "l’offensiva dello zafferano" è fallita.

Anche sul piano politico-finanziario non sono stati ottenuti risultati soddisfacenti, avendo mancato di raggiungere un obiettivo di rilevanza strategica: il taglio del flusso di denaro – correlato al narcotraffico – dalle organizzazioni criminali ai gruppi insurrezionali.

Circa il 15% del PNL afghano dipende dall’esportazione di droga, per un totale di 2,4 miliardi di dollari l’anno (fonte Onu).

E così, all’evidente impossibilità da parte della comunità internazionale di contrastarne la produzione e il commercio, si unirebbe l’interesse di alcuni istituti finanziari internazionali nella gestione del denaro derivante dai traffici illeciti.

L’incremento nella produzione, incentivato anche dall’aumento del prezzo di mercato, suggerisce che gli afghani starebbero concentrandosi sui traffici illegali in previsione della probabile crisi economica che potrebbe derivare dal disimpegno dei contingenti militari stranieri alla fine del 2014.

Il rischio potenziale – a fronte del disimpegno internazionale a cui farà seguito il passaggio di responsabilità alle impreparate forze di sicurezza locali e al debole stato afghano – è che l’Afghanistan si trasformi nel medio termine un 'narco-stato'.

mercoledì 3 aprile 2013

Documenti ad uso parlamentare: Afghanistan - L'accelerazione della transizione tra permanenza a lungo termine e tentativi di dialogo.

Senato della Repubblica - Servizio affari internazionali
Camera dei deputati - Servizio rapporti internazionali

In occasione dell'ASSEMBLEA PARLAMENTARE DELLA NATO -12° Forum parlamentare transatlantico annuale tenutosi a Washington DC, il 10 e l'11 dicembre 2012 - i componenti le delegazioni italiane presso le Assemblee internazionali (deputati e senatori del Parlamento italiano) si sono avvalsi dell'analisi sull'Afghanistan di Claudio Bertolotti. Tra la documentazione disponibile (223AP/2012/NATO) si segnala*:

C. Bertolotti, L'accelerazione della transizione tra permanenza a lungo termine e tentativi di dialogo.


Ai lettori di questo blog che da marzo 2010 seguono i miei interventi (circa 1500 al mese) va la mia più sentita gratitudine; è sempre un piacere sapere che il proprio lavoro viene apprezzato.
I riflettori sull'Afghanistan, per ragioni di opportunità politica e per assuefazione mediatica, tenderanno a spegnersi gradualmente seguendo il disimpegno militare della Nato; nonostante questo, Afghanistan Sguardi e Analisi continuerà la sua missione nel fare un po' di luce sul quel fantastico paese, teatro di una guerra infinita e tremenda, sugli sviluppi politici, sociali e militari.
Si va avanti, grazie a chi ha la voglia e la costanza di seguire queste pagine.

Claudio Bertolotti

* Il fascicolo è stato predisposto in occasione del 12° Forum parlamentare transatlantico annuale dell'Assemblea parlamentare della NATO, Washington DC 10-11 dicembre 2012.
Gli indici dei dossier relativi alle attività dell'Assemblea parlamentare della NATO, con i link ai contenuti accessibili in rete, sono pubblicati sul sito del Senato all'indirizzo: http://www.senato.it/2967?categoria=186&voce_sommario=102
Per ulteriori informazioni, rivolgersi alla Segreteria del Servizio Affari internazionali al numero 06/6706.3666

martedì 26 marzo 2013

Jalalabad: il perché dell’attacco suicida del 26 marzo


Otto componenti del commando-suicida taliban e cinque poliziotti sono rimasti uccisi oggi in un attacco al quartier generale della polizia a Jalalabad, capoluogo della provincia orientale afgana di Nangarhar.
Il Layeha è il codice di condotta dei mujaheddin taliban formalmente adottato a partire dal 2006; tre le versioni redatte in oltre un decennio di guerra: la prima pubblicazione risale appunto al 2006, la seconda al 2009 a cui è seguita la revisione del maggio 2010. Proprio l’edizione del 2010 prevede che i componenti dei commando suicidi impegnati in operazioni contro infrastrutture o installazioni nemiche siano perfettamente consapevoli di quelli che sono gli obiettivi da colpire, che il loro livello di preparazione sia elevato, che siano ben supportati nella condotta dell’operazione e adeguatamente equipaggiati al fine di poter meglio colpire gli obiettivi designati. Nella fase di pianificazione e preparazione dell’attacco, loro o i loro comandanti devono avere una completa capacità di intelligence in grado di fornire il maggior numero di informazioni possibili al fine di identificare la via di accesso più efficace all’obiettivo (art. 56).
È evidente la riconosciuta funzionalità ed efficacia dei commando – evoluzione innovativa e spregiudicata della tecnica suicida –; in particolare per l’effetto dirompente, tanto sul piano tattico quanto su quello psicologico e mediatico. In sintesi, sono più efficaci (possibilità di successo del 25% superiore all’auto-bomba), raggiungono risultati maggiormente significativi sul piano tattico e operativo e, in particolare, ottengono il massimo successo dal punto di vista mediatico (il 100% degli attacchi dei commando ottengono l’attenzione dei media contro una dato generale del 78%).
L’operazione del commando-suicida contro l’infrastruttura militare di Jalalabad del 26 marzo – che ha provocato la morte di cinque poliziotti afghani a fronte di otto combattenti-suicidi taliban caduti sul campo – rientra a pieno titolo nelle dinamiche della guerra contemporanea in Afghanistan. Una tecnica che ha dato prova di efficacia giungendo a rappresentare il 30% del totale di attacchi suicidi del 2012. Una tattica efficace – frutto della commistione dei due metodi classici auto-bomba e uomo-bomba uniti alla tecnica dell’assalto armato convenzionale – basata sul coordinamento di uno o più combattenti-suicidi (spesso divisi in sotto-unità o scaglioni) sostenuti da nuclei di «sicurezza vicina» e finalizzata alla massimizzazione dell’opera di distruzione in funzione della penetrazione delle linee difensive e a sostegno dell’attacco principale. Una tecnica che sarebbe il risultato della cooperazione dei gruppi di opposizione a livello regionale, utilizzata ed evolutasi nel conflitto del Kashmir e applicata da quei gruppi insurrezionali kashmiri e pakistani, in primis il Lashkar-e-Taiba.
Date e luoghi simbolici rappresentano un’attrattiva per i commando-suicidi, che si concentrano su obiettivi altamente simbolici e mediaticamente appaganti: palazzi governativi, sedi diplomatiche e basi militari. La visita del Segretario di Stato americano John Kerry non poteva che essere l’occasione migliore per dimostrare, ancora una volta, la capacità e la volontà di colpire dei taliban. Lo hanno fatto, al di là degli effettivi risultati ottenuti sul piano tattico, ottenendo un importante successo sul piano mediatico (che poi è il vero fine). (Video)

giovedì 28 febbraio 2013

CeMiSS - Prospettive 2013, Teatro Afghano

Sono lieto di annunciare l'uscita dell'ultimo prodotto di analisi del CeMiSS, frutto dell'impegno e del lavoro dei ricercatori del Centro Militare di Studi Strategici. Nel volume, disponibile gratuitamente online, sono presenti le analisi riferite alle seguenti aree di osservazione: Regione Adriatico-Danubiana-Balcanica, Medio Oriente,Teatro Afghano, Comunità degli Stati Indipendenti - Europa Orientale, Cina, India, Estremo Oriente/Pacifico, Africa, America Latina, Relazioni transatlantiche, Iniziative di Difesa Europee, ONU – Organizzazioni Internazionali, Settore Energetico, Organizzazioni Internazionali e Cooperazione Centro Asiatica.
di Claudio Bertolotti
 

A fronte di un potenziale quadro di ‘nuova guerra civile’, conseguente al processo di sfaldamento dello stato e delle forze di sicurezza afghane (ANSF) – con conseguente vantaggio per i gruppi di opposizione armata (GOA) –, gli eventi registrati nel 2012 in Afghanistan suggeriscono uno scenario per il biennio 2013-2014, contrassegnato da: aumento dello stato di conflitto a livello locale; instabilità politico-sociale e impreparazione delle ANSF – in parte compensata dal sostegno della NATO – che manterranno il paese in una condizione di precario ‘stallo dinamico’ nel breve periodo; aumento della pressione militare dei GOA che seguirà il disimpegno della NATO con significative ripercussioni sul livello operativo.

Il biennio 2013-2014 sarà contrassegnato dalla fase esecutiva dell’accordo strategico tra Stati Uniti e Afghanistan che porterà a una nuova formula di presenza militare statunitense sul suolo afghano basata sulla concessione a medio-lungo termine di importanti basi.
Stati Uniti e NATO, rinunciando a una reale stabilizzazione, procederanno con il passaggio di responsabilità (transizione) attraverso un’intensa assistenza alle ANSF, al momento incapaci di garantire un efficace e concreto controllo del territorio.

I taliban – imbattuti sul piano formale e sostanziale – sono militarmente capaci, ma impossibilitati a contrastare le truppe straniere e le ANSF sul campo di battaglia. Perciò tenderanno a limitare significativamente le potenzialità delle ANSF (e dunque l’efficacia della ‘transizione’) attraverso il processo di annullamento della fiducia tra istruttori/consiglieri Nato e reclute. L’effetto del processo sono gli attacchi green on blue (soldati afghani che attaccano i propri istruttori stranieri) che hanno contribuito ad un’ulteriore accelerazione del disimpegno afghano... (vai alla pubblicazione completa)

Hanno contribuito alla pubblicazione Claudia Astarita, Stefano Felician Beccari, Claudio Bertolotti, Valerio Bosco, Lorena Di Placido, Andrea Grazioso, Lucio Martino, Marco Massoni, Nunziante Mastrolia, Nicola Pedde, Alessandro Politi, Paolo Quercia, Angelantonio Rosato, Valter Conte.


domenica 17 febbraio 2013

AAN - Afghanistan's Paramilitary Policing in Context

Poco meno di tre anni fa pubblicavo un articolo sul pericolo potenziale rappresentato dalle forze di sicurezza locali (Afghan Local Police), anticipandone i rischi e l'errore strategico nel delegare a gruppi privati e locali compiti e responsabilità dell'esercito nazionale.
Oggi vi segnalo l'interessante pubblicazione dell'AAN (Afghanistan Analyst Network) Afghanistan's  Paramilitary Policing in Context. The Risks of Expediency. In essa gli autori Antonio Giustozzi e Mohammad Isaqzadeh descrivono l'origine e gli sviluppi del fenomeno "paramilitare" in Afghanistan, esplorandone gli obiettivi, i risultati e il potenziale ruolo nel processo di transizione e nella futura stabilità afghana.